Luciano Stupazzini è stato una figura storica del Liceo Minghetti, dove ha insegnato Latino e Greco per vent’anni, dal 1974 al 1994. La notizia della sua scomparsa, avvenuta il 28 novembre 2018, ha colpito dolorosamente i colleghi e gli allievi, che ancora ne ricordano con riconoscente affetto non solo le doti di docente e studioso all’avanguardia, ma anche l’impegno umano e intellettuale, che hanno fatto di lui una presenza significativa, non casuale né effimera, nella vita della scuola.

Partecipe e coinvolto in prima persona a tutti i livelli, è stato innanzi tutto impegnato in un rinnovamento della didattica - non solo delle lingue classiche - tendente a raggiungere obiettivi sostanziali nei processi di apprendimento, secondo modalità aggiornate e razionali, tali da condurre gli scolari alla piena comprensione e ad una attiva rielaborazione di quanto venivano apprendendo, senza che venisse lasciata priva di risposta quella domanda di senso che sola rende il lavoro dell’insegnante ricco ed efficace.

Sempre disponibile a condividere coi colleghi le più aggiornate istanze culturali, avviò dentro il liceo una alfabetizzazione informatica dei docenti, precorritrice di quanto, più tardi, sarebbe diventato attività abituale. Il profondo sapere, la spinta costante all’aggiornamento culturale e didattico, che si esplicavano anche nella conduzione di corsi per la formazione dei docenti in varie parti d’ Italia e nella pubblicazione di innovativi testi scolastici,  si accompagnavano in lui a una sorta di calviniana leggerezza, con sfumature a volte quasi fanciullesche, e ad una curiosità inesausta, che si applicava ai più svariati campi dell’esperienza quotidiana così come a quelli della vita culturale, dalla letteratura alla musica alle arti figurative alle tematiche scientifiche. Intrattenere con lui un dialogo quotidiano sul fare scuola era per molti dei colleghi una garanzia di serenità ed equilibrio.

Tutto questo è tanto più notevole se si considera che la sua permanenza al Minghetti ha attraversato periodi tutt’altro che tranquilli e neutri. Furono i suoi gli anni, sul piano didattico e gestionale, del conflitto tra conservazione e innovazione, mentre il progressivo deteriorarsi della sede storica di via Nazario Sauro portava al forzato trasferimento in viale Filopanti . Di tutto si fece carico, colonna portante della vita del Liceo e, si vorrebbe dire, preside di fatto, lui nominalmente collaboratore, in un travagliato avvicendarsi di presidenze precarie.

Di questa limpida figura di docente e di studioso, ma anche di intellettuale tout court , piace a chi lo ha conosciuto e amato consegnare il ricordo a chi oggi opera tra le mura del vecchio Liceo.


Pubblicata il 03 dicembre 2018

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